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LA POP
ART

La Pop Art è una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra. Esordisce in Gran Bretagna alla fine degli anni '50, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni '60, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale. Non è da intendersi come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone. In un mondo dominato dal consumo, la Pop art respinge l'espressione dell'interiorità e guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l'uomo contemporaneo: il cosiddetto "folclore urbano". È infatti un'arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie. Gli artisti pop vogliono rappresentare la sfrontata mercificazione dell’uomo moderno, l’ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto quale unico, residuo veicolo di comunicazione scritta; proponendo questi oggetti nelle loro opere, ironizzano su di essi, sottolineando la loro noiosa ripetitività. Accomunò gli artisti della corrente Pop l'attenzione per l'oggetto banale, per l'immagine scontata, per la situazione comune, considerati ormai come parte integrante della vita e dell'immaginario collettivo, e quindi osservati perlopiù in modo "neutro", senza evidenti intenti critici o polemici.
La Pop Art attinge quindi i propri soggetti dall’universo del quotidiano – in specie della società americana – e fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili. Con sfumature diverse, gli artisti riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell'intrattenimento, della pubblicità. La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l’ha prodotta. L’artista, di conseguenza, non trova più spazio per alcuna esperienza soggettiva. 

  1.  temi raffigurati sono estremamente vari: prodotti di largo consumo, oggetti di u"GELATI DA PASSEGGIO DI MORBIDO PELO"so comune, personaggi del cinema e della televisione, immagini dei cartelloni pubblicitari, insegne, foto di giornali.        

Claes Oldenburg, Gelati da passeggio di morbido pelo, 1963. Pelliccia sintetica, cotone e legno dipinto, 4 pezzi di 48x24x5 cm. Collezione privata.  
Questi “gelati” molli e grossi sono curiosi e attraenti per la vista, ma vomitevoli per il gusto.

 

  1. Vengono adottate le stesse tecniche usate per realizzare i prodotti di consumo: la serigrafia, il fumetto, la produzione di forme da calchi.SERIGRAFIASERIGRAFIA3

         SERIGRAFIA 2

La serigrafia è un procedimento di stampa a più colori che consiste nel ricoprire l’oggetto da impressionare con una trama di seta, nylon,ecc. fissata su un telaio (quadro di stampa), nel chiudere con colla le parti che non devono assorbire il colore, quindi nello stendere il pigmento con la stecca, detta spremitore, in modo che filtri nelle zone corrispondenti all’impronta da riprodurre. La serigrafia permette di riportare disegni su materiale vario servendosi di pigmenti diversi.

  1. Gli artisti principali sono:

Roy Lichtenstein (1923-1997) isola immagini di grande diffusione, come i fumetti, e ne accentua la forza comunicativa con fortissimi ingrandimenti.
Claes Oldenburg (1929) ingigantisce oggetti banali come tubetti di dentifricio, gelati,ecc. per dimostrare come la società si basa su cose banali e materiali.
Andy Warhol (1928-1987) ironizza sulla produzione in serie tipica della società dei consumi. È l’artista più rappresentativo della pop art e molto famosi sono i suoi ritratti di Marilyn Monroe in cui della stessa immagine molte copie e moltissime varianti, cambiando gli accostamenti cromatici, trasformando il ritratto dell’attrice in un oggetto di consumo, che ciascuno può scegliere nella sua versione preferita.  
George Segal (1925) con calchi in gesso di figure vere, sottolinea il triste anonimato dell’individuo rispetto ai miti.

Webmaster: ELENA TAGLIAFERRI   Classe IIIB     Scuola Media A.Stoppani