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1930- SWING

Nel 1935 Benny Goodman, famoso clarinettista e direttore d’orchestra, presentò una grande orchestra composta da bianchi e neri che suonava lo Swing.  Lo Swing era una musica ballabile e di facile ascolto, molto dinamica, con ritmo regolare che suggerisce un movimento oscillante e una sensazione di dondolio. La parola swing sta anche ad indicare un elemento ritmico caratteristico del jazz in generale. La Swing Era caratterizzò il maggior momento di popolarità della musica jazz. Novità principale della Swing Era fu l’introduzione delle big bands composte da 15-20 elementi. L’organico strumentale prevedeva ben 18 strumenti: 4 trombe, 4 tromboni, 5 sax, un clarinetto, una chitarra, un contrabbasso o un basso tuba, un pianoforte e la batteria. Tra i maggiori musicisti della Swing Era si ricordano Count Basie, Benny Goodman, Duke Ellington, Fletcher Henderson e Coleman Hawkins.

1940- BEBOPcharlie parker

Sul finire degli anni trenta lo Swing diventò un fenomeno prettamente commerciale:i brani diventano molto ripetitivi e di scarsa originalità in quanto sono fatti semplicemente per essere venduti e di conseguenza devono rispettare le richieste del mercato e dell’era del consumismo. Così attorno agli anni quaranta si fece strada un nuovo stile che si ispirava al jazz originale, quello di New Orleans: il BEBOP. Nel bop, tutto quello che è banale, scontato, ballabile o gradito al pubblico medio dell'epoca è sistematicamente bandito. La forma dei brani prevede l'esposizione di un tema (generalmente all'unisono), numerose improvvisazioni e la riproposizione del tema come finale. Le improvvisazioni sono però il fulcro dell'esibizione tanto che le melodie vengono spesso appena accennate mentre le improvvisazioni sono sempre molto estese; addirittura in alcune performances dal vivo il tema non viene nemmeno eseguito. Le melodie bop sono scattanti, spezzettate, nervose, spesso dissonanti. La velocità di esecuzione è molto elevata. Utilizzo di accordi diminuiti o aumentati (mai utilizzati in precedenza), frequente ricorso alle dissonanze, nuove scale su cui improvvisare (scala bebop). La formazione tipica del bop è ridotta: da tre a sei/sette elementi. Gli strumenti tipici sono: tromba, sax, a volte il trombone, e poi pianoforte, contrabbasso e batteria. Questa riduzione di organico permette di suonare senza arrangiamenti scritti e quindi di valorizzare maggiormente l’improvvisazione. L’iniziatore di questo stile fu Charlie Parker, sassofonista si colore che ebbe vita breve e infelice. Veniva soprannominato bird per la sua straordinaria abilità nel suonare il sax e tra le sue composizioni troviamo anche “Ornithology” proprio riferita al suo nome.

1950- COOL JAZZ, HARD BOP

Il cool jazz è una corrente del jazz affermatasi tra la fine degli anni 1940 e l'inizio degli anni 1950. Pur facendo proprie alcune delle acquisizioni dell'allora imperante bebop, il cool jazz ne fornisce una versione più rilassata, per certi versi cantabile, priva di alcune asprezze armoniche e dalle linee melodiche meno involute, con non pochi riferimenti alla musica eurocolta. Il maggior rappresentante di questo stile è Miles Davis (1926-1991), trombettista nero che ha sperimentato varie forme e stili della musica jazz. 
L'Hard bop è uno stile jazzistico nato sul finire degli anni '40 con massimo sviluppo nella seconda metà degli anni '50. Direttamente derivato dal predecessore Bebop, l'Hard bop sposta ancora oltre i confini delle improvvisazioni e delle armonizzazioni. Rappresentante di questo stile è John Coltrane, sassofonista di colore vissuto a New York tra il 1926 e il 1967.

1960- FREE JAZZ

Il free jazz è una forma di jazz nata tra New York e Chicago, nei primi anni '60. indica un tipo di musica libera, completamente al di fuori degli schemi: uno dei limiti estremi raggiunti negli anni è stata la partitura per quintetto che prevedeva la libera improvvisazione, contemporanea, di tutti gli strumenti; è genere musicale di difficile comprensione. L’idea che animò questo genere di progetti era quella di determinare un momento di rottura tra il nuovo che sopraggiungeva e tutto quello che aveva preceduto (bebop, cool, jazz tradizionale ecc.). La rinuncia delle modalità ritmiche tradizionali, la negazione dello swing, contrapposte all’energia collettiva, alla scelta di timbri aspri e taglienti, all’esasperazione degli aspetti rumoristici furono alcune delle caratteristiche fondamentali del free jazz. Tra i musicisti che diedero impulso all’estetica del movimento free vi furono, oltre a Ornette Coleman, Cecil Taylor, Don Cherry ed Eric Dolphy.

 
1970,1980- FUSION

Fusion è la definizione di un genere musicale coniato nel corso degli anni ottanta per indicare le numerose forme di contaminazione musicale tra generi diversi. Viene utilizzato anche per indicare le musiche che nel decennio precedente venivano classificate come jazz-rock. Questo stile coniuga stilemi tipici del jazz ad una strumentazione tipicamente rock dove gli strumenti elettrici, le tastiere e la strumentazione elettronica in generale hanno un ruolo predominante nel determinare il suono.

 

Webmaster: ELENA TAGLIAFERRI   Classe IIIB     Scuola Media A.Stoppani